Fiabe popolari svedesi/1: Askungen – Cenerentola

Illustrazione di Einar Norelius da Svenska folksagor

Oggi vi racconterò la storia di Cenerentola.
Voi mi direte che la conoscete già. Beh! Molti di voi conosceranno la versione riveduta e corretta della Walt Disney elaborata sul racconto popolare trascritto dai fratelli Grimm. Altri, forse, conosceranno la versione originale dei fratelli Grimm, ma pochi, pochissimi anzi penso nessuno di quelli che mi leggono, conosceranno la versione svedese della storia.
Sono qui per raccontarvela! Preparatevi a leggere un post molto lungo.

CENERENTOLA

C’era una volta un uomo distinto e nobile che viveva con somma felicità con la moglie; avevano anche una dolce e piccola figlia. Ma purtroppo quando la bambina era ancora molto piccola la madre morì. Dopo qualche tempo l’uomo si risposò con una donna cattiva e presuntuosa che in realtà era una strega e conosceva tutti i tipi di stregoneria. Anche lei aveva una figlia che era tanto brutta quanto malvagia. Tutt’e due divennero immediatamente cattive nei confronti dela piccola orfana. Doveva occuparsi dei lavori più pesanti e difficili in cucina, non osava mai sedersi a tavola con loro ma si sedeva invece sempre vicino al fuoco dove si scaldava con la cenere, appena coperta dai suoi stracci. Per questa ragione veniva chiamata Cenerentola.
I giorni passavano, e così  passarono 15 anni. La piccola Cenerentola era cresciuta grande e bella, e per questo l’odio della matrigna e della sorellastra aumentava sempre più.
Successe allora che un principe straniero arrivò in paese per cercare moglie poiché una veggente gli aveva detto che l’avrebbe trovata lì. Quella domenica il principe era atteso in chiesa. La matrigna e sua figlia si vestirono eleganti per andare come tutti in chiesa. Quando la sorellastra sontuosamente agghindata passò davanti al camino dove Cenerentola come al solito sedeva rannicchiata, disse:
“Stai seduta lì! Non sei degna di andare in chiesa con altra gente!”
Allora Cenerentola cominciò a compiangersi per i suoi stracci e per il fatto che non poteva mai andare in chiesa.
“Quando mia mamma era in vita le cose non andavano in questo modo”, disse tristemente tra sè e sè.
Ma la matrigna la lasciò piangere ancora una volta da sola, poiché come tutti i cattivi lo era ancora di più nel giorno del Signore. Buttò un secchio di piselli per terra, ed ordinò alla figliastra di raccoglierli. Per colazione le diede solo un pezzo di pane duro e poco latte nella ciotola del gatto.
Una volta che tutti furono usciti per andare in chiesa, Cenerentola piangendo cominciò a raccogliere i piselli quando sentì graffiare alla porta. Aprì e un bel piccolo ermellino bianco saltò attraverso la soglia dentro in cucina.
Cenerentola capì che era affamato e nonostante anche lei lo fosse molto gli diede un po’ del suo latte. Una volta bevuto il latte che lei gli aveva dato, le chiese perché piangeva; e Cenerentola raccontò di come la matrigna le avesse impedito di andare in chiesa e dato il difficile lavoro di raccogliere i piselli buttati per terra. Allora l’ermellino le disse di soffiare sui piselli. E lei lo fece e, come fossero guidati da un forte vento, ritornarono dentro il secchio.
“E ora vieni con me”, disse l’ermellino “così anche tu potrai andare in chiesa”.
L’ermellino uscì per primo e Cenerentola lo seguì e una volta  fuori furono sollevati da una folata di vento e furono trasportati in aria e in un batter d’occhio si trovarono nel bosco davanti ad una grossa quercia. L’albero si aprì e quando l’ermellino la portò dentro si espanse fino a diventare una grande stanza piena dei vestiti più belli e di gioielli. L’ermellino scelse per lei un vestito fatto con un tessuto d’argento e delle scarpe anch’esse d’argento, e la ingioiellò come una principessa. Quando così vestita uscì dall’albero trovò ad aspettarla due lacchè che guidavano un cavallo con la sella d’argento e briglie d’argento e il posto era pieno di servitori riccamente vestiti. Quindi cavalcò verso la chiesa con un grande e ricco seguito. Il principe e tutti coloro che si trovavano in chiesa erano pieni di ammirazione e curiosità. Ma prima della fine della messa si affrettò ad uscire, saltò sul suo cavallo e in un attimo sparì insieme a tutti i servitori. Arrivò alla quercia, si rivestì e quando la matrigna con la figlia tornarono a casa  si trovava di nuovo nel suo angolo di fianco al camino.
Le due non lesinarono parole di lodi nei confronti del fiero principe. Ma ancor più sorprese erano state per la sconosciuta principessa che era venuta in chiesa. Nessuno sapeva da dove venisse o dove fosse diretta ma in  quanto a bellezza aveva superato ogni aspettativa.
Ma Cenerentola si lamentò che lei con i suoi stracci non aveva neanche potuto andare in chiesa.
“Non era così quando viveva mia mamma”,  disse singhiozzando.
La domenica sucessiva la matrigna con la figlia andarono nuovamente in in chiesa, non prima di aver versato un secchio di avena sul pavimento  e ordinato a Cenerentola di raccogliere tutto. La colazione come al solito le venne data direttamente dalla ciotola del gatto insieme ad un tozzo di pane raffermo.
Ma ben presto il bianco ermellino grattò alla porta e gli venne data metà dello scarso cibo della affamata ragazza. Ma quando piangendo era inginocchiata a terra per raccogliere i semi di avena, l’ermellino le ricordò di soffiarci sopra. Così fece e e semi tornarono volteggiando in aria nel secchio. Poi l’ermellino la portò come la volta precedente alla quercia e le diede un vestito d’oro con delle scarpe d’oro e cavallo, briglia e redini di oro zecchino.
Con grande fasto e ampio seguito si mostrò anche quella domenica in chiesa. Tutti si stupirono ancor più della volta precedente  e il principe rimase affascinato dalla sua bellezza. Ma prima della fine della messa, lasciò il suo posto e si affrettò fuori, si sedette sul cavallo e sparì come un lampo.
Al suo arrivo a casa la matrigna trovò Cenerentola sporca di cenere che sedeva vestita dei suoi stracci all’angolo del camino e per quanto fosse sorpresa e incantata dalla bellezza e dallo splendore della sconosciuta principessa non poté fare a meno di irritarsi per il fatto che Cenerentola era riuscita a raccogliere i semi di avena cosicché neanche questa volta aveva la possibilità di arrabbiarsi con la povera ragazza.
La terza domenica arrivò. La matrigna voleva assolutamente raggiungere il suo maligno scopo  e avere l’occasione di bastonare Cenerentola cosicché buttò una secchiata di chicchi ed andò poi in chiesa con la figlia.
Cenerentola piangendo faceva il suo lavoro e pensava intanto alla madre morta. Fintanto che era vissuta aveva dispensato amore e bene; ora soffriva tutti i giorni per le ingiustizie e la severità.
“Così non era quando viveva mia mamma” disse tra sè e sè quando si sentì grattare alla porta.
Felice aprì la porta all’ermellino. Gli diede la sua razione della solita scarna colazione e con un soffio tutti i chicchi tornarono nel secchio e poi andarono alla grande quercia.
Ora Cenerentola venne vestita con un abito di pure pietre preziose, ovunque splendevano smeraldi rubini e topazi; le scarpe era d’oro con fibbie di diamanti, e il cavallo e le briglie erano ricoperti di diamanti.
Quando Cenerentola quella domenica entrò nella chiesa, tutti si immobilizzarono per la meraviglia e lo stupore. Il principe straniero che non riusciva più a tenere a freno il suo amore decise di scoprire chi era la bellissima sconosciuta e si mise presso la porta della chiesa. Quando la messa finì Cenerentola si affrettò fuori ma il principe stava attento e la curava. Lei cercò l’occasione per sfuggirli ma il principe  le corse dietro e quando già sedeva sul suo cavallo lui la raggiunse e le afferrò la scarpa che si era sfilata dal piede e si era posata nella mano del principe. Lei però riuscì a sfuggire con il suo seguito come guidata da un vento di bufera.
Quando la principessa ritornò alla quercia l’ermellino la stava aspettando. Quando vide che le mancava la scarpa disse:
“Ora il mio lavoro è terminato, ed ho portato a termine tutto per la tua felicità. Prendi ora questo coltello e colpiscimi nel cuore!””
Cenerentola non voleva ricambiare il suo caro ermellino così male.
Ma l’ermellino aggiunse:
“E’ la mia salvezza. Fai come ti chiedo!”
Allora ella prese il coltello, girò gli occhi verso l’alto e colpì rapidamente. Tre gocce di sangue caddero per terra e da queste si materializzò un bel giovinetto che però immediatamente sparì.
Ora Cenerentola si affrettò al suo caminetto e poco dopo arrivarono le matrigna e la sorellastra e se prima avevano trovato le parole per raccontare della bella e sconosciuta principessa ora non ne avevano per esprimere la loro meraviglia riguardo il suo fasto e ricchezza.
Ma il principe che era rimasto totalmente affascinato dall’amore per la bellezza della sconosciuta principessa mandò i suoi servitori in giro con la scarpetta e li incaricò di farla provarla a tutte le giovani fanciulle della zona, sia alte che basse.
Quando l’emissario giunse nella casa della matrigna questa le provò tutte per fare in modo che la scarpetta si adattasse alla figlia. E dopo aver provato in tutti i modi tagliò il calcagno e l’alluce alla figlia e solo allora la scarpetta potè essere calzata.
Allora un uccello cantò alla finestra:

Il calcagno è via e l’alluce è via
al camino è colei cui la scarpa calza

Gli emissari del principe guardarono e videro che dalla scarpa usciva del sangue. E  anche se la matrigna voleva impedire loro di andare in cucina e cominciò a parlare male di Cenerentola vestita di stracci, essi seguirono le istruzioni del loro signore di non tralasciare nessuno. Provarono la scarpa su Cenerentola e questa si adattava perfettamente al suo piccolo e bel piede e notarono che sotto la calza bucata c’era una calza molto più elegante che Cenerentola nella fretta non aveva avuto il tempo di togliersi.
Il principe divenne pazzo di giova nell’apprendere che avevano trovato colei a cui il suo cuore apparteneva. Si affrettò a cercarla e venne organizzato uno splendente matrimonio. La matrigna e sua figlia divennero ora tanto gentili quanto prima erano state cattive e la rassicurarono sul fatto che le avevano sempre voluto bene. E  Cenerentola che era dolce e buona fu indulgente riguardo il loro passato malvagio e volle loro bene visto che alla fine erano sue parenti.

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Illustrazione di Einar Norelius dal libro “Svenska folksagor”

Qualche tempo dopo il matrimonio il giovane principe dovette partire per andare nel suo regno; ma Cenerentola sarebbe rimasta fino a che non fosse nato il bambino e poi l’avrebbe raggiunto. Ma perché avesse compagnia durante il periodo della separazione il principe le regalò un cagnolino di nome Locke.
Quando poi arrivò per la principessa il momento di partire per il paese straniero la matrigna la convinse a portare con sé la sorella come damigella d’onore. E lei lo fece volentieri. Salirono a bordo del veliero e partirono.
Ma la sorella aveva imparato dalla madre la stregoneria e quando furono in mare aperto trasformò Cenerentola in un serpente di mare. Fece un buco sul fondo della nave e quando il serpente sentì aria di mare strisciò fuori attraverso il buco e venne accolto dalla strega del mare che era la madrina della sorellastra. Poi la falsa damigella prese le sembianze di Cenerentola e arrivò dal principe. Ma il cane Locke non era mai più contento, il piccolo bambino della principessa piangeva incessantemente e un peso gravava sulla mente del principe come se ci fosse qualcosa che non era come doveva. Ovunque si percepiva malinconia e tristezza. La falsa damigella era cattiva e litigiosa e la gente del paese cominciò in generale ad odiare sia lei che il principe.

Nel lato più lontano del castello verso il mare c’era un piccola stanza dove viveva una vecchia che si prendeva cura del figlioletto della principessa. Di notte Locke aveva il suo posto davanti alla porta della stanza.
Un giovedì notte in cui infuriava la bufera la vecchina sentì un forte sibilo accompagnato da fischi proveniente dal mare; le onde si frangevano con fragore conto il muro del castello; la vecchina si spaventò quando sentì un rumore di catene che si avvicinavano e alla fine battevano contro la porta. Sentì fuori qualcuno che chiedeva:

Locke mio piccolo cane,
sei ancora vivo?

Locke rispose:

Si lo sono, mia signora

La voce disse:

Locke Locke apri!

Locke aprì la porta e la consorte stregata del principe entrò e chiese:

Il mio piccolo bambino piange ancora?

Locke rispose:

Sì lo fa, mia signora.

La principessa chiese:

Dorme la falsa damigella
tra le braccia del mio uomo?

Locke rispose:

Sì lei lo fa, mia signora.

Poi la principessa aggiunse:
” Verrò a casa ancora per due giovedì notte e poi mai più”
In quel momento la strega del mare strattonò la catena e Cenerentola si precipitò fuori. Si sentì un sibilo ed un brusio dal mare e il vento ululava lungo i muri del castello e poi fu tutto nuovamente fermo e silenzioso.
La vecchia donna il giorno dopo andò dal principe e raccontò cosa aveva visto e sentito. Il giovedì notte successivo il principe si appostò nella stanza a fianco per poter verificare se quanto gli aveva raccontato la donna fosse la verità. Intorno a mezzanotte sentì lo stesso sordo rumore proveniente dal mare, la bufera rumoreggiava nell’aria e le onde si frangevano con forza sulla spiaggia e sui sassi, le  catene sferragliavano sulla porta e fuori la voce di Cenerentola si rivolgeva a Locke. Alla fine entrò la principessa e aveva delle spesse catene al piede.
Quando finì la conversazione con Locke disse con un tono triste:
“Ancora un giovedì notte e poi mai più”.
In quel momento la catena venne strattonata e accompagnata dal sibilo e brusio del mare la principessa si precipitò fuori.
Il principe si consigliò con un uomo esperto di stregoneria che gli insegnò a indurire un sabato pomeriggio un’accetta con del carbone di tiglio e veleno di serpente e a procurarsi dei guanti di acciaio e indurirli nelle stesso modo. Nella stanza furono portate tre tinozze, una piena acqua, l’altra piena di vino e la terza con del latte.
Arrivò il giovedì notte e il principe andò con preoccupazione al suo posto di guardia. Arrivò la notte  e l’orologio battè la mezzanotte. Fori c’era la bufera, i lampi e pioveva, il vento ululava e sibilava intorno alle mura del castello. Dal mare si sentiva ancora uno strano mormorio e le onde si frangevano con violenza sulla spiaggia. In quel momento le catene sferragliarono sulla porta:
La voce chiese:

Locke mio piccolo cane,
sei ancora vivo?

Locke rispose:

Si lo sono, mia signora

La voce disse:

Locke Locke apri!

Locke aprì la porta e la consorte stregata del principe entrò e chiese:

Il mio piccolo bambino piange ancora?

Locke rispose:

Sì lo fa, mia signora.

La principessa chiese:

Dorme la falsa damigella
tra le braccia del mio uomo?

Locke rispose:

Sì lei lo fa, mia signora.

La principessa disse:

Saluta il mio signore e auguragli la buona notte
ora sarò per sempre nel potere della strega del mare.

Si sentì ancora sferragliare l’anello della catena e la strega tirò la catena; ma il principe si precipitò a tagliarla con l’accetta e quella sparì sibilando e cigolando in mare. E il mare si ingrossava e mormorava come se avesse voluto lanciarsi contro il castello. E la burrasca imperversava al doppio della sua forza: le civette e i gufi strillavano nell’aria e fuori si sentivano brutte voci gridare.
Ma il principe prese la sua sposa stregata con i guanti d’acciaio. Lei si trasformò allora in un serpente di mare, mordeva e voleva liberarsi. Ma i guanti d’acciaio la tenevano stretta con forza accanita, e il principe portò il serpente alla vasca piena d’acqua. Quando lo immerse una pelle venne via. Poi la buttò nella vasca con il vino. E lì rimase la seconda pelle. Quando infine il principe lo immerse nella vasca con il latte, ecco apparire una bella principessa bianca come il latte e il principe riconobbe la cua amata consorte.
Locke abbaiò di felicità, saltava e non mugolò mai più, il piccolo bambino smise di piangere e il peso nel cuore del principe scomparve.
Ma la falsa damigella venne presa e sotterrata viva.

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6 Comments

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6 Responses to Fiabe popolari svedesi/1: Askungen – Cenerentola

  1. Molto commovente e con tutt’altro pathos rispetto alla versione che mi hanno raccontato da piccolo!!

  2. Non ho capito se la versione svedese parta comunque dalla fiaba dei Grimm. Certo molto poco Disney, ma così sono le vere fiabe, che in origine non erano un genere per bambini.

    • Ciao Marita,
      questa è una fiaba trascritta dalla tradizione popolare in Svezia. In realtà anche i fratelli Grimm avevano fatto opera di raccolta e trascrizione di racconti popolari tedeschi, insomma le loro fiabe non erano farina del loro sacco. Non escludo che questi racconti orali avessero una matrice comune in particolare nei paesi di lingua germanica.
      Ciao, ciao!

  3. Una versione che definirei quasi ‘fashion’ con tutti quei cambi d’abito !!!
    Bella e più avventurosa di quella che conoscevo.

  4. Ciao! Adoro il nord, e qualsiasi immagine… l’unico viaggio lassu’ è stato in islanda per la luna di miele… una meraviglia!! aspetto con ansia di vedere le immagini di natale!!! chissà che bellezza!
    io cucino e fotografo per passione, se ti va ti aspetto! ciao federica

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